domenica 26 giugno 2016

8 agosto 1958.
La notizia si era sparsa in fretta tra le viuzze del quartiere Alessandrino e già dalle sei del pomeriggio davanti ad una finestra al piano terra di via del Caprifoglio n.2 c’erano almeno una quindicina di persone in grande agitazione.
Ada aveva iniziato il travaglio.
Solo alle donne era consentito entrare in quel minuscolo appartamento dove già tutto era pronto per il parto. La bottiglia dell’aceto sul comodino (hai visto mai che la partoriente svenisse) asciugamani bianchi candidi appoggiati da tutte le parti e bacinelle di alluminio tirate a lucido per ospitare placenta e cordone ombelicale e pezze sporche di sangue, in cucina sulla macchina del gas due pentole sul fuoco con l’acqua che bolliva da ore… perché quando si partorisce l’acqua calda serve… non so a cosa ma “serve”. La macelleria era pronta… potevo anche uscire.
Mia nonna Peppinella, mia zia Giovanna mia zia Vittoria mia zia Rosina zia Nella… insomma tutte le zie stavano allineate in fondo al letto dove mia madre travagliava…dormendo.
“Ada svegliati… non devi dormire” le ripeteva in continuazione mia Nonna Peppinella. Mia madre di tutta risposta si girava dall’altro lato sussurrava un “ahaiaaaaaaa” e si riaddormentava. Qualche zia si opponeva dicendo che se aveva voglia di dormire poteva dormire…si sarebbe svegliata al momento giusto. Chi non ha conosciuto mia nonna non sa che replicare era pericoloso (mio Dio quanto le somiglio in questa caratteristica) Poi c’era poco da discutere… in quel momento la persona più importante, dopo mia madre, lì dentro era lei. Era lei la “nonna” del nascituro/a e stava nascendo il suo/a primo/a nipote. Che sarebbe stato/a battezzato/a con il nome del suo defunto marito morto in guerra. E quindi…:”Ada svegliati… non devi dormire” . Il travaglio di mia madre in quel momento non erano i dolori ma la voce di mia nonna che la svegliava in continuazione. A porre fine al martirio arrivò finalmente la “levatrice” … le ostetriche quando sono nata io si chiamavano così: ”Levatrici” . Non appena entrò con il suo completo “principe di Galles” grigio e con la borsa dei ferri mia nonna subito la informò che mia madre aveva sì rotto le acque ma che….dormiva. La levatrice le rispose:” Ehhh non preoccuparti… vedrai che quando arriverà il momento si sveglierà” Ovviamente io non vedevo nulla…ero ancora ben asserragliata nel mio confortevole fortino ma ascoltavo tutto e immaginai le facce soddisfatte delle zie.
La levatrice visitò mia madre poi uscì e disse al marito (che era rimasto in auto):” vai pure caro….prima di mezzanotte non se ne parla.”
Erano le 21 e 15.
Alle 21 e 30 mia madre si svegliò di colpo. Quattro spinte quattro urli ed io…nacqui. Erano esattamente le ore 21 e 45.
“Parto precoce” sentenziò la levatrice
“Ma quale parto precoce…” avrei voluto rispondere io, percepivo che stava accadendo qualcosa “là fuori” tutto quel vociare… quell’andare e tornare e poi la mia mamma aveva urlato… perché? Meglio uscire ed in fretta… qualcuno poteva aver bisogno di me!!!! Ero fuori … c’era tanta luce e vidi la levatrice con il tailleur “principe di Galles” con sopra un grembiulone. Poi vidi il viso di Nonna Peppinella che commossa mi sorrideva e mi diceva :” Che bella bardassella… bella de nonna ma si proprio bella bella… sì rosa come ‘na pesca che Dio te benedica e pure la Madonna di Genazzano e pure Santa Margherita e che la Madonna del Divino Amore te protegga e che…” vabbè io volevo vedere la mia mamma … e anche la mia mamma diceva:” Me la fate vedere?”
“Certo Ada, eccola la vedi?” rispose la levatrice “ora tagliamo il cordone e te la metto in braccio” Non sentii la risposta di mia madre… perché non aveva detto anche lei: ”Che bella bambina… bellissima come una rosa e bla bla bla… perché lei no?”
Cos’era il “cordone”?
“Cos’è che dovete tagliarmi? Sono appena uscita e già volete togliermi un pezzo? No…non voglio… non vi permettete… mamma fai qualcosa …Peppinella fai qualcosa anche tu”
Ero disperata quando sentii la levatrice dire:” Oh Dio Santo… non mi sono portata le forbici... come posso averle dimenticate? Presto prendete un paio di forbici e immergetele nell’acqua bollente per qualche secondo” (ecco a cosa serviva l’acqua bollente) .
“Ah bhè… cominciamo bene!!! Volete muovervi? Sto vedendo tutti meno che la mia mamma!!!”
Mi hanno tagliato il “tubo”,
con quello sentivo quando mamma era felice quando era triste quando rideva quando piangeva quando si dava i baci con papà quando qualcuno la faceva arrabbiare e lei non diceva nulla, sentivo anche le sue emozioni le cose che la spaventavano quelle che la rendevano felice … le sue preoccupazioni e anche le persone che le erano simpatiche…. Mia nonna Peppinella non era tra quelle !!!.
Mi hanno staccato la spina da mia madre… non la sento più... tutte queste persone mi stanno toccando, accarezzando parlando ma… un momento… riconosco questo odore….riconosco questo respiro e questo battito di cuore …la sento la sua emozione… non arriva più dal “tubo”… mi arriva direttamente attraverso la pelle… e questa è la sua voce … mi sussurra un “benvenuta amore piccolo” ed io mi sento bene… tranquilla come quando ero dentro il fortino… anzi meglio….
Apro bene gli occhi … voglio vederla la mia mamma
Eccola… è bellissima… più bella di come la immaginavo… ha anche tante cose che io non ho… i capelli lunghi… i denti… le sta uscendo tanta acqua dagli occhi.. chissà perché…
Qualcuno mi afferra e mia madre vuole trattenermi… è la levatrice…:” Dobbiamo farle il bagno Ada e devo controllare che abbia tutto in ordine” mia madre molla la presa e mi ritrovo in mezzo al mare… vabbè è una bagnarola con l’acqua ma per me è enorme… non voglio fare il bagno… la levatrice mi mette a testa in giù e mi da uno scappellotto sul sedere… inizio a piangere disperata… tutti ridono… io non voglio fare il bagno e loro ridono… mentre piango e mi dispero inizia ad uscirmi l’acqua dagli occhi pure a me… ecco… forse alla mamma avevano fatto il bagno contro la sua volontà.
Iniziano le torture… prima il bagnetto poi l’asciugatura poi mi mettono il borotalco (che ne sono allergica verrà scoperto molto tempo dopo) poi mi pesano su una bilancia gelida…poi mi misurano . E’ arrivato il momento della “vestizione” ho almeno 10 ancelle intorno, mia nonna Peppinella compresa e sempre in pole position … fuori dalla finestra del piano terreno ci saranno almeno 40 persone… ce n’è una che continua a bussare dicendo:” Ma insomma a me quando me la fate vedere?” La voce è un po’ lontana ma è una voce che conosco…dove l’ho sentita?
Allora belle signore… vorrei ricordarvi che è agosto e come sentite caldo voi lo sento pure io… mi avete infilato una camicetta di seta una maglia della salute un maglioncino lavorato ai ferri …da chi? Ma da nonna Peppinella ovviamente!!! Poi tra le gambe mi avete piazzato un triangolo e un sorriso di cotone un paio di mutande e come se tutto ciò non bastasse mi avete fasciata come un salame … no… le fasce non le sopporto … mi sento una mummia… l’acqua continua a scendermi dagl’occhi. Pure le scarpette mi mettono… cosa ci devo fare? Mica so camminare… ci manca soltanto un cappello e siamo a posto. No? Niente cappello… meno male … tiro un sospiro di sollievo e mi ritrovo in braccio all’odore conosciuto. Mi guarda senza parlare … io invece avrei già tre o quattro cose di cui lamentarmi ma sto così bene tra le sue braccia che ho deciso che mi lamenterò in seguito. Continua a guardarmi senza parlare, mi tocca il viso, mi accarezza gli occhi… mi prende una manina e dai suoi occhi inizia di nuovo ad uscire l’acqua… oddio non le avranno fatto un altro bagno a mia insaputa?
Che tranquillità. La levatrice se ne è andata e insieme a lei tutte le altre comari … solo Peppinella non schioda… sento ora forte e chiara la voce di prima … ma si… è la voce del mio papà… ride … è felice.. bacia la mamma e finalmente Peppinella capisce che è arrivata l’ora di togliersi dai piedi. Ma quant’è bello il mio papà non sa a chi dare i baci … uno a me e uno alla mamma….lo guardo mentre mi dice parole d’amore che non svelerò e anche a lui inizia ad uscire l’acqua dagli occhi. Ma è un vizio di questa casa fare il bagnetto contro la volontà?
Il mio papà mi prende in braccio e finalmente la mamma parla a voce alta… quasi lo sgrida…:”stai attento” gli dice. Papà mi riempie di baci l’unica cosa che non mi hanno imbalsamato… il viso le orecchie la testa e il collo… accidenti Papà…. Ma sei pieno di spine. Faccio una brutta smorfia allora interviene la mamma che dice: “Lillo… ma la barba te la sei fatta? Così la graffi!!! “
Ah ecco cos’erano le spine… una cosa che si chiama “barba” .. ecco papà togliti la barba ed ora rimettimi da mamma che è più liscia e profumata… però sappi che ti voglio un gran bene e anche tu me ne vuoi, lo sento … anche se avresti preferito un maschietto.. e non dire di no perché non hai fatto che ripeterlo per nove mesi mentre ero chiusa nel fortino. Ti sentivo sai?
“Mamma, come sto bene tra le pieghe del tuo collo… abbiamo lo stesso odore… mmmmmmmmmmmmmmm che profumino… da dove viene? Mi fa venire un languorino allo stomaco.”
Nemmeno l’ho pensato che mamma mi infila in bocca una cosa piccola e rotonda…. Si ok… ora cosa devo fare? Rimango con la cosa tonda in bocca ma non faccio nulla… allora la mamma che capisce sempre tutto si schiaccia un po’ una cosa che poi scoprirò chiamarsi ”sisa” e la mia boccuccia viene invasa da un liquido dal sapore miracoloso. Mando subito giù e la mia bocca rimane vuota… mi agito un momento e poi d’istinto “succhio” sì…esce!!!! Basta succhiare e ne esce quanto ne voglio. Mia madre dice a mio padre sorridendo…:” già ha imparato a succhiare il latte”
“Ah ecco… si chiama latte… LATTE, sarai il mio alimento preferito per tutta la vita ... te lo giuro…. “
E così fu.
Fuori dalla finestra c’è tanto chiasso tutti urlano: ”auguri auguri… il prossimo sarà un maschio” ora sento bene la voce di papà che ride come un pazzo. Ma chi sono tutte queste persone? C’è una voce piccola che continua a dire:” Però io la cicogna non l’ho vista arrivare” e qualcuno con la voce grande gli risponde: “ Non l’hai vista perché è arrivata con l’aeroplano”
“Ma io non ho visto atterrare l’aeroplano”
“E certo, ha atterrato nel piazzale della Chiesa”
“E fin qui come c’è arrivata?”
“Ma non lo so … l’avrà portata la levatrice”
“E dove la teneva?”
“Nella borsa la teneva”
Vorrei tanto saper parlare… dire a quella “voce piccola” che io non sono arrivata in nessun modo… io già “c’ero”.
Casa c’è… di nuovo piena di donne… ognuno dice la sua.
“Adesso devi mangiare la pasta fatta in casa di sola acqua e farina perché fa venire tanto latte”
“Bhè adesso dovrai bere birra perché fa venire tanto latte”
“Dovrai bere tanto brodo perché fa venire tanto latte”
Meno male che le deve mangiare la mia mamma tutte queste cose “sbrodolose”… già so che non mi piaceranno mai !!!
Così è stato.

mercoledì 13 gennaio 2016

Il Buon Samaritano. Quando il Vangelo sarebbe meglio che fosse illustrato da Medici con la M maiuscola che i sacerdoti .

Il Buon Samaritano. Quando il Vangelo sarebbe meglio che fosse illustrato da Medici con la M maiuscola che i sacerdoti .
Dottor Giuseppe Zampino, Responsabile delle Malattie Rare e Clinica dei Difetti Congeniti al Policlinico Universitario "Agostino Gemelli" di Roma. 
UN'ORA BEN SPESA
https://vimeo.com/28780533

Giuseppe Zampino “La Parabola del buon Samaritano: modello assistenziale del bambino con disabilità”


martedì 29 dicembre 2015

Madri da reparto.




di : Francesca Romana De Tomassi.
Madri da reparto...
Le riconosci le "madri da reparto", si distinguono dalle altre.
Sono quelle a cui non basta il trucco per coprire le occhiaie, sono quelle a cui, sono venute le rughe da un giorno all' altro perché sono state buttate in una realtà che non vogliono accettare... sono quelle col culo enorme o magre da far paura , sono quelle con i capelli alla " Oh mio Dio!" .

Le "madri da reparto " sono quelle che si guardano tra loro senza dire una parola e si danno la mano alla cassa di un bar, quelle che davanti ad un caffè silenzioso, si sono dette già tutto, già troppo .
Sono quelle che non abbassano lo sguardo davanti agli occhi addolorati che si trovano davanti camminando in quel corridoio d'ospedale. Sono sguardi pieni di dignità e lacrime. Sono occhi che si guardano senza vergogna, perché in quel momento chi hai davanti SA di essere capito e tu SAI che non verrai giudicata. 

La vita non ti fa scegliere MA le "madri da reparto" se avessero potuto scegliere... avrebbero scelto comunque questi figli qui... perché l' AMORE É AMORE, L' AMORE É NONOSTANTE TUTTO. .. 
Le "madri da reparto" sono le peggiori, sono quelle che ad un certo punto perdono la pazienza, perché la burocrazia, la disorganizzazione la superficialità con cui alcuni medici, infermieri e addetti a..." lavorano", sono esasperanti. ..
Sono quelle prese a calci dal datore di lavoro perché troppo problematiche sono quelle che non possono lavorare più ...
Da quelle donne lì, non sentirai MAI dire ... "vabbè ma é solo un raffreddore..." perché per quel raffreddore sono diventate "madri da reparto" ... madri in attesa di una cazzo di risposta o magari di un miracolo. .. 

Le madri così sono noiose perché non si GODONO la vita, parlano solo dei loro disagi, sono sempre tese, preoccupate, arrabbiate,stanche. 

Sono quelle che si sentono ripetere ogni istante, da chi le conosce appena, " devi prendere del tempo per te, divagarti, lavorare " 
Sono quelle che nonostante la voglia di mandare a cagare tutti non augurano a nessuno un briciolo del loro dolore . 
C' è chi ha accanto a sé un marito che è un "padre da reparto " e una famiglia che si muove in aiuto, amici attenti e presenti.. c' è chi invece non ha neanche quello ... 
Avete presente quei filmati su fb che fanno piangere così tanto ma che basta cliccare su "pausa" non fanno piangere più? ECCO, quando cammini con le "madri da reparto " non c' é modo di cliccare su "pausa."

venerdì 21 novembre 2014

Convegno a Zagarolo

Covegno a ZAGAROLO il 29 novembre dalle 15 il convegno con dibattito e il 30 novembre  alle ore 9 Piccoli Laboratori (Orti sinergici e rocket stove)

sabato 15 novembre 2014

Non sopravviveremo a lungo senza un'agricoltura sostenibile e un uso etico della terra.

Sabato 15 novembre 2014.
CONFERENZA A MENTANA (RM) Galleria Borghese ore 17.



Permacultura
La permacultura è un processo integrato di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile equilibrato ed estetico. Applicando i principi e le strategie ecologiche si può ripristinare l’equilibrio di quei sistemi che sono alla base della vita. La permacultura è la progettazione e la conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi che hanno la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali. La permacultura è essenzialmente pratica e si può applicare a un balcone, a un piccolo orto, a un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani.

giovedì 15 maggio 2014

Ognuno di noi ha un libro che sta leggendo o che ha letto e che gli è rimasto nel cuore. Vi vorremmo coinvolgere nella redazione di questa rubrica chiedendovi di scrivere una piccola recensione, un pensiero, un consiglio su uno di questi libri a voi cari.



venerdì 5 luglio 2013

Andrea



Mi piace questo posto. In questa giornata di Giugno che sembra Novembre quel raggio di sole che sfiora le spalle mi rende più morbida... Più rilassata.
"Pronta?"
"No, scusami la collega è in ritardo e se lei non arriva non posso uscire"
"Ok ti aspetto giù"
Clara ed io siamo amiche dalle superiori... lei poi ha scelto di fare l'ostetrica e così ha fatto...per ben 25 anni ma,  da quando è morta la figlia probabilmente veder nascere bambini non la entusiasmava più e così si è fatta trasferire in questa clinica psichiatrica, non ho ben capito che ruolo ricopra qui, a me sembra una specie di "caposala" e comunque l'importante è che l'abbiano accontentata. Qui è anche a due passi da casa mentre prima doveva attraversare Roma e Dio solo lo sa quanto tempo ci impiegava per andare e tornare.
Scendo le scale a piedi, prendere l'ascensore è una delle cose che mi fa sentire in là con gli anni e allora mi rifiuto categoricamente. E' anche un modo per "testare" i miei polmoni.... quando le salgo ovviamente; questi poveri polmoncini che ho massacrato con il fumo da tutta una vita. 

"Bhè... calcolando da quanto tempo fuma diciamo che non sta proprio malaccio... però smetta mi raccomando" , così ha detto lo pneumologo  davanti  al monitor del PC mentre osservava al milionesimo la lastra... ormai si fa tutto con il PC. Ricordo ancora da bambina quando mi girai completamente una caviglia sui pattini a rotelle dopo una notte di urla e pianti mia madre mi portò a fare la lastra e c'era un medico... magro con il camice bianco che davanti ad una luce fredda e accecante guardava la lastra del mio piedino e diceva a mia madre:" Signora era da ingessare ma la bambina me la doveva portare ieri... ormai è tutto gonfio e non possiamo più fare nulla"
Avrà mai avuto un minimo di rimorso di coscienza mia madre dopo quell'affermazione e dopo aver capito che la notte avevo urlato e pianto per il "dolore vero?" e non per capriccio ... la notte i bambini dormono non fanno i capricci. Madre ti perdono... ho fatto tanti errori anche io.


Il giardino qui sotto non è bellissimo però quello che c'è è ben curato. Belle piante di Ortensie color blu, siepi di  Mortella che creano qualche breve labirinto in cui non ti potresti mai perdere un'antica fontana in marmo bianco, senza acqua ma fa la sua bella figura ugualmente, intorno alla fontana quattro panchine in marmo scolpito un po' ingiallite dal tempo.. 
Ci sono molti pazienti... si riconoscono immediatamente dagli occhi, sembrano tutti appena svegli o che stiano per addormentarsi. Nessuno di loro ha gli occhi completamente aperti. 
"Che c'hai 'na sigherettaaaaaa?"
"Me dai i sordi pe pijamme er caffèèèèè?"

"Signorina che bella borsa che haiiiiiii che me la regaliiiiiiiiiii?"
Ecco diciamo una decina di pazienti sono così poi ci sono quelli che non dicono nulla .. hanno lo sguardo fisso nel vuoto ed io vorrei tanto capire a cosa stanno pensando.
C'è un gruppetto... 5 o 6 ecco... sono quelli che mi spaventano di più. Sono quelli "normali". Sono lì per curare la depressione c'è un'insegnante un proprietario di un salone rivendita auto una maestra in pensione due casalinghe e una dipendente del Ministero degli Esteri. Le guardo e mi spavento... sono quelle più uguali a me. Mi fermo un momento a scambiare due parole con loro, non chiedono nulla anzi mi offrono una sigaretta. Sono curate ben vestite e anche loro ridono alle parole di Maria che sta imprecando contro un'infermiera:" Mortacci sua, me doveva cambià er pannolone e m'ha fatto sta' co' la fregna de fori un'ora perchè doveva parlà ar telefono. Te pare giusto? Te pare giusto che tutti quelli che passaveno stavano a guardà la fregna mia?" Ha gli occhi pieni di lacrime Maria... una bocca sprovvista di tutti gli incisivi...sopra e sotto. Ha i capelli neri con una strana ricrescita un po' bianca e un po' rossiccia. Non rido più... non ridiamo più... fa tenerezza Maria e vorrei dirle che ha ragione che l'infermiera si è comportata proprio da stronza... da pigliare a calci nel culo, ma non mi è permesso, non posso andare a fare casini dove lavora la mia amica.
Saluto le "normali" e mi avvio verso le macchinette del caffè.
Andrea... eccolo... ma come si è conciato? Ha una specie di pareo a mo' di gonna sui jeans... ah, è vero, lui si sente femmina.

Ricordo la prima volta che ci ho parlato. Mi chiese se potevo dargli una sigaretta e i soldi per un caffè, lo feci ma lui volle sdebitarsi immediatamente regalandomi una collanina fatta da lui. Del filo per cucire quadruplo con attaccata una sola perlina smozzicata. Accettai e ringraziai. 
Andrea si fidò immediatamente di me... mi raccontò che lui lì non ci voleva stare ma doveva starci per forza perché prendeva il Valium. :"Me lo danno per tenermi a bada la forza dell'uomo perché io ho una forza troppo forte da uomo" 
Ho timore a fargli la domanda ma... gliela faccio: "E come mai ti esce questa forza da uomo così forte?" Mi guarda a lungo dritto negli occhi...Ha gli occhi azzurri come il cielo Andrea, i capelli un po' biondi un po' rossicci e un po' bianchi. Lui continua a fissare me ed io lui. Ha il naso a patata,  la pelle rovinata sul viso come quella di chi, da giovane, ha sofferto di acne. Il fisico è minuto e asciutto.
Mi risponde. "Io sono salito su una macchina ma non era la mia, io non ho nemmeno la patente, te lo giuro credimi" 
"Ti credo" 
"Allora mentre stavo lì è arrivata la polizia e mi ha portato in prigione ma io in prigione non ci volevo stare, è lì che mi è  uscita la forza dell'uomo e allora ho messo le mani addosso a un poliziotto allora mi hanno rimesso le manette e poi mi hanno portato qui"
Lo guardo, credo che sia sincero, probabilmente non ricorda nulla dei casini che ha combinato, a me lo ha raccontato poi Clara. "E' arrivato con la camicia di forza, non si riusciva a tenerlo, lo abbiamo dovuto legare al letto somministrargli una dose forte di calmanti per sedarlo perché era pericoloso per gli altri e per se stesso. Al commissariato si era ruzzolato sulla rampa delle scale per fuggire nonostante le manette e poi lo hanno dovuto tenere perché voleva scappare da una finestra. E' il più problematico qui dentro. E' molto violento ed è quello a cui i medici somministrano dosi da cavallo per farlo stare calmo." 
Clara mi racconta queste cose come se parlasse della spesa che ha fatto al mercato, non so se è abitudine oppure il dolore per la perdita della figlia le fa pensare che tutto quello che accade al di fuori di lei, anche se drammatico, è "niente" a confronto delle sue sofferenze.
L'ha trovata un anziano che  portava il cane a fare i bisogni alle cinque del mattino. Il corpo di Cristina, la figlia di Clara, era sparso tra le piante di Cicas del cortile. Un volo dal quinto piano mentre Clara in casa stava impazzendo con il telefono in mano... non sapeva più chi chiamare per avere notizie della figlia che non era ancora rientrata. In realtà la figlia era rientrata ed aveva messo in atto quel proposito che chissà da quanto le tarlava la mente. Lei si era svegliata alle tre ed era andata in camera di Cristina ma Cristina non c'era, il letto intatto la serranda che dava sul balcone era alzata da terra giusto una cinquantina di centimetri... per passare bisognava strisciarci sotto, come poteva pensare che la figlia lo avesse fatto? E invece lo aveva fatto e si era anche riaccostata la finestra dietro. Nel terrore che attanaglia le madri quando  i figli non rientrano e che non sanno  più dove andare a cercarli, Clara non aveva notato il post-it attaccato al muro vicino alla foto di Cristina nel giorno del  suo diciottesimo compleanno dove era ritratta tra il padre e la madre. Una delle rare occasioni in cui si erano rivisti tutti e tre insieme. Cristina era sempre stata una bambina difficile ... fragile ed insicura e anche crescendo le cose non erano migliorate molto ma da quando Clara e il marito si erano separati Cristina era peggiorata moltissimo.
"Tutti i figli reagiscono male" era la cosa che tutti, me compresa, le ripetevamo ma, non ci eravamo resi conto di "quanto" avesse reagito male.

" Non ce la faccio più."  Cinque parole secche, solo questo, su un foglietto giallo attaccato al muro, un foglietto che da una parte era un po' raggrinzito... come se ci fosse caduta una goccia d'acqua... come se ci fosse caduta una lacrima.

Andrea mi scrutava ed io scrutavo lui negli occhi color cielo.
"Ma tu perché sei qui?"
"Sto aspettando un'amica"
"Ah"
"Andrea  tu sei di Roma?"
"Si"
"Ah... e dove abiti?"
"Abito a via Casilina"
"In che punto della Casilina.... la Casilina è lunghissima"
Si fermò a pensare ... a lungo, poi mi guardò e mi disse:"Non me lo ricordo!"
"Vabbè prima o poi ci tornerai nella tua casa, quando uscirai di qui, avrai una moglie che ti aspetta dei f....."
"A me le femmine mi fanno schifo!!! Nemmeno tu lo capisci? Mi fanno schifo... non le voglio le femmine non lo capisce nessuno... nemmeno tu!!!"
"Ok cerca di calmarti... io non lo sapevo.. non fare così" 
"No non mi calmo... è tutta la vita che lo dico e non mi crede nessuno... "
"Io ti credo... giuro ti credo però ora calmati per favore" 
Avevo una fottuta paura che qualcuno potesse sentirlo, il nucleo centrale della clinica non era vicinissimo ma lui urlava... tutto avrei voluto meno che far passare un guaio alla mia amica.
"Stai calmo... ci credo ... te lo giuro che ci credo"
Dagli  occhi azzurri come il cielo sgorgavano lacrime  
Improvvisamente avevo capito tutto... avevo letto i suoi pensieri ero entrata come se fossi stata spinta con violenza nelle piaghe della sua anima, era terrificante quello che vedevo, scene di violenza familiare per questo figlio nato "storto", le urla e le botte del padre, la testa della madre che batteva sul tavolo mentre diceva :" Dio perché non te lo sei ripreso subito!"  Lo scherno e le risa dei coetanei, lo vedevo di fronte allo specchio, nudo, odiare quel pene che gli ciondolava tra le cosce, lo vedevo alla stazione a prostituirsi a bucarsi, solo...in compagnia soltanto della sua ombra a "forma di maschio".

"Ok calmati ora ho capito"
"Non hai capito...dite tutti che avete capito ma non avete capito niente"
"Io invece ho capito,dai, prendiamoci un caffè e fumiamoci una sigaretta insieme"
Quel giorno finì così...mi salutò quando me ne andai con la  "collanina di una perlina smozzicata" appesa al collo.
Quando Clara mi vide fece un mezzo sorriso e disse:" Hai conosciuto Andrea..."
"Si, come lo sai?"
"Sono piena di collane come la tua".

Oggi eccolo qui... con il suo pareo a mo' di gonna sui jeans, ha le palpebre scese ... come se si fosse appena svegliato o avesse un gran sonno.
Mi si avvicina... "forse mi ha riconosciuta... si ricorda di me" penso.
"Che hai una sigaretta?"
"Si... tieni"
"Che mi dai 50 centesimi per prendermi il caffè?"
"Va bene... eccoli"
"Si però io ti regalo una collana che ho fatto io!!!"
"Va bene grazie"
E' una bella perla, piena di riflessi... l'ha scelta lui cercandola tra almeno una ventina di collane.
Guardo i suoi occhi di cielo e lui guarda me.
Clara mi chiama ... è pronta, possiamo andare.
Davanti al cancello mi giro e Andrea mi sta guardando... accenno un ciao con la mano... lui abbassa la testa e se ne va.
Prendo sottobraccio la mia amica mentre penso quale sia il vero motivo che l'ha spinta ad andare a lavorare lì... forse cerca una risposta a quelle cinque parole secche..."non ce la faccio più!!!".